Pagina-afbeeldingen
PDF
ePub

RIVISTA SICULA

DI

SCIENZE, LETTERATURA ED ARTI.

ANNO PRIMO

VOLUME PRIMO

PALERMO,

LUIGI PEDONE LAURIEL, EDITORE

Piazza Bologni No. 1. po. po.

1869.

AI LETTORI

Prima di rimetter mano alla pubblicazione della Rivista sollo la novella denominazione di Sicula, noi volemmo interrogar noi stessi, se di fatto anche fra noi si trovasse un vero travagliarsi e progredire delle menti nella triplice sfera del vero, del bello, dell'utile; e la risposta fu affermativa, perchè quantunque lontani ancora assai dal potere attivare fra di noi la vita energica, operosa e moltiplice delle più grandi città del continente, un cammino pure in otto anni s'è fatto e trionfati in esso difficoltà ed ostacoli d'ogni maniera, ora con la penosa virtù della perseveranza e del lungo studio, ora coll'impeto dell' improvvisa inspirazione o coll'ebbrezza d'un provocato martirio. E adesso che lice profferire il dolce nome d'Italia e di patria senza terrore di capestro o di rogo, adesso vediamo le cento sorelle città scambiarsi gl' insegnamenti del passato, le speranze dell' avvenire, i maschi eccitamenti e i lieti conforti a proseguire nell'altissima impresa. Perciò da un lato il pondo enorme della gloria antica, dall' altro il dovere di legare alle generazioni venture un ricco retaggio di virtù cittadina e di sapienza.

In questo agone noi non correremo ultimi certo, perchè i nostri pa-
dri vi scesero forse i primi. Ma dal dì che un branco di forti si mosse
dalle memori rive del Tebro per non piegare al giogo di feroci tribù,
cacciate alla lor volta da altri violenti, da quel dì i periodi della Storia
nostra sono distinti da nomi di stranieri o d'invasori, e fummo Greci,
Cartaginesi, Romani, Bizantini, Normanni, Spagnuoli, senza propria vita
e sviluppo, inferiori nel dritto a chi ci conquistò, schiacciati e conquisi
dalla doppia barbarie del pastorale e della spada. È storia nostra, co-
m'è presso a poco di ciascun altro popolo italiano. Ora veramente co-
mincia la vita schiettamente nazionale, senza soprusi di nostrali o stra-
nieri, senza che il nuovo periodo s'intitoli più dall' Etruria o da Roma,
da Bizanzio o da barbariche schiatte. Al conquisto del dritto nostro sia-
mo concorsi tutti è lotta che dura da secoli
e su questo dritto

[ocr errors]
[ocr errors]
[ocr errors]

sta piantata quell'uguaglianza che o disdetta o tardata o mentita, posseduta mai, sarà quanto di meglio avremo legato ai figli nostri.

Or chi non vede che delle passate dominazioni, ciascuna alla sua volta aperse l'abisso non diremo fra il continente e noi, ma fra le stesse famiglie del popolo siciliano, sicchè le diverse frazioni di esso vissero quasi fin qui straniere e ignote le une alle altre? Gelosia di regnatori stolidi e feroci ci divise, ci separò, diffuse l'odio e la diffidenza fra gente di un sangue solo che avea comuni ta gloria, i patimenti, le onte. Posta dunque oramai l'intangibile unità della patria e l'imprescrittibile drillo di rivendicarsi fin l'ultimo suo lembo quando sarà tempo venuto, intanto travaglieremci in comune coi fratelli del continente per veder modo di migliorare quanto sta in noi le sorti della patria comune, persuasi che il lavorar solitari e sconosciuti non può tornarci che di danno perpetuo e farci ultimi per quella via sulla quale — giovi ripeterlo - i padri nostri camminarono tra' primi.

L'essere già conosciuti ci dispensa dal formulare un nuovo programma. Gl'intendimenti nostri sono sempre gli stessi, perchè non crediamo che l'onestà pubblica o privata si determini diversamente per tempi diversi. Aggiungeremo solamente che metteremo ogni studio nostro perchè alla Rivista Sicula diano tributo gl'ingegni più distinti in ogni materia di tutta l'Isola, talchè essa sia quasi il vero e solo rappresentante di tutto il nostro movimento intellettuale e morale. Rinnoviamo perciò qui pubblicamente l'appello a tutti coloro cui stringe amore del nostro paese, perchè vogliano concorrere alla bella e necessaria impresa col consiglio e coll' opra affettuosa e sapiente. Dal canto nostro non tralasceremo fatica o sacrifizio per riuscirvi, chè se pochi solo, o insufficienti ci seguitassero, se trovassimo in luogo di festevoli accoglienze il fastidio o l'indifferenza tomba d'ogni generoso conato se insomma ad attuare le nobili aspirazioni che sono omai nel cuore di tutti, venisse meno in qualunque modo la forza o il coraggio in chi dovrebbe anzi essere esempio ed eccitamento agli altri, noi ci ritrarremo un'altra volta dall' impresa, ma serbando intatta la fede nostra nell' avvenire e in aspettazione di giorni migliori.

LA DIREZIONE

« VorigeDoorgaan »